Quali sono le leggi che regolano il cashback in Italia

Scritto da:
PromoRE

Negli ultimi anni si sta sempre più sentendo parlare di cashback. Si tratta, infatti, di un sistema che permette a chiunque ne entri a fare parte di acquistare un bene o servizio di un brand aderente al circuito e, successivamente, di ricevere un rimborso, sotto forma di accredito monetario sul proprio conto corrente, di una percentuale del costo totale sostenuto.

Un sistema, insomma, che ha goduto di grande successo all’estero (Paesi anglosassoni in primis ma anche Spagna e Francia) e che si fonda su un’idea tanto semplice quanto redditizia: grazie a una serie di accordi commerciali, infatti, i circuiti di cashback ricevono dai brand aderenti una commissione per ogni acquisto effettuato che viene condivisa dai primi con gli utenti. In questo modo non solo si va a ingrandire la rete dei potenziali clienti del brand, ma si vanno anche a fidelizzare questi ultimi che, a buona ragione, non perdono occasione di risparmiare sui prodotti e sui servizi di loro gradimento.

I numeri del cashback

Secondo un’indagine di Retail Me Not, infatti, addirittura un terzo dei consumatori sarebbe disposto a fare acquisti in un negozio se gli viene offerto un cashback. Non è dunque un caso che nel 2015, stima il Cashback Industry Report, si siano contate più di 235 piattaforme attive (di cui 51 negli Usa, 48 in Gran Bretagna e 135 nel resto d’Europa), oltre che un giro d’affari di oltre 84 miliardi di dollari, e che da allora questa “economia del rimborso” non abbia smesso di crescere.

E che dire del cashback in Italia? Ebbene, secondo i dati del 2017 (anno di grande fortuna per questo sistema, nel mondo e nel nostro Paese) il fenomeno contava 500mila utenti, poco più del 2% del totale degli acquirenti (pari a 21 milioni) online italiani (contro il 18% della Francia e l’11% della Spagna).

 

Sapere quanto puoi risparmiare con un servizio di cashback non è mai stato  così facile: inizia subito a usare il nostro calcolatore e scoprilo!

 

I contorni normativi in Italia

Ma, giunti a questo punto, la domanda sorge spontanea: cosa dice la normativa sul tema del cashback in Italia? Ebbene, è importante partire da un presupposto: non ci sono, in effetti, leggi specifiche su questo tema. Esistono, tuttavia, dei “confini” finanziari e giuridici che ne identificano la natura, oltre che diverse menzioni, la più importante delle quali è contenuta nella nella legge di bilancio 2020.

Uno sconto indiretto

Ma andiamo con ordine. Da un punto di vista finanziario, infatti, il cashback può essere definito tale solo se si configura come “sconto indiretto”: strumento proprio del sistema fiscale italiano, esso prevede che che l’importo che viene rimborsato sotto forma di cashback sia uno sconto che viene ottenuto in una fase temporalmente successiva al momento del pagamento stesso. Una linea di demarcazione sottile, certo, ma che lo differenzia dal “normale” sconto, lo stesso che viene fatto nella stessa sessione di pagamento.

Perché tanta enfasi su questa distinzione? Semplice: perché solo se si tratta di “sconto indiretto” esso non è considerato un guadagno (e, dunque, un reddito). Nel caso dello sconto “normale”, invece, la somma è soggetta a tassazione: il risultato è che l’utente deve pagare tasse sugli importi ricevuti come cashback e l’azienda deve emettere documenti fiscali. Oltre a questo, uno sconto indiretto non deve in alcun modo obbligare ad effettuare un acquisto (il quale, invece, viene fatto di propria spontanea volontà) e viene applicato come conseguenza di un acquisto personale, non effettuato da terzi.

La Riforma fiscale 2021

Per quanto riguarda le leggi, invece, il cashback è sulla cresta dell’onda del dibattito politico nostrano: in vista della Riforma fiscale per il 2021, infatti, il governo ha previsto una doppia attività. Da una parte il rimborso del 10% delle spese di almeno 50 acquisti (e per un valore complessivo di almeno 1.500 euro) effettuate con carta di credito o di debito, per un massimo di 300 euro all'anno. Dall’altro il “super cashback” o “super bonus”, premio di 3.000 euro per le 100.000 persone che in un anno avranno effettuato il maggior numero di pagamenti elettronici in negozi fisici, a prescindere dal valore complessivo degli acquisti.


Si tratta, insomma, di una serie di operazione finalizzate a disincentivare l’uso del denaro contante a favore di una maggiore tracciabilità delle operazioni, con l’obiettivo di ridurre al massimo l’evasione fiscale. Tuttavia, è bene sottolineare come quella del cashback sia, di fatto, una materia ancora poco trattata in Italia, ma che, complice il grande successo internazionale, sta piano piano destando l’attenzione non solo della pubblica amministrazione ma anche (e soprattutto) dei privati: questi ultimi, sempre più interessati alle piattaforme  di cashback, stanno apprendendo la sua praticità e la sua convenienza nelle più disparate industry d’acquisto.

calcolatore cashback